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Pubblicato in Dipendenze patologiche

Regolare il volume delle emozioni? Si può! Il ruolo della gestione delle emozioni nei comportamenti di dipendenza In evidenza

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25 Mag 17

di Laura Falzone

Ho fatto un patto sai con le mie emozioni, le lascio vivere e loro non mi fanno fuori!” Vasco Rossi

 Vasco ci racconta, a modo suo, che scendere a patti con il nostro universo emozionale è possibile. Cosa dice la psicologia in proposito?

In psicologia si parla di regolazione emozionale, intendendo con queste parole un insieme di processi attraverso cui regoliamo l’insorgenza, l’intensità e la durata delle nostre emozioni, in funzione dei nostri obiettivi.

E’ qualcosa che sappiamo fare da subito. I neonati sanno consolarsi e calmarsi da soli, in assenza dell’adulto, ad esempio tramite la suzione non nutritiva. Sappiamo che il comportamento di suzione non nutritiva comincia già nella vita intrauterina. La suzione regola la produzione di serotonina, favorendo una sensazione di calma riducendo lo stress.

feto

Crescendo, il nostro repertorio di modalità di regolazione si modifica, si allarga e si diversifica. Conoscendo noi stessi a fondo, saremo maggiormente in grado di attingere alle risorse interne ed esterne più adatte a gestire la situazione. Saprò, ad esempio, se il mio momento di tristezza si dissolverà più facilmente chiacchierando con una cara amica, passeggiando, facendo sport, ascoltando musica, meditando o piangendo.

Numerose ricerche hanno associato la mancanza di regolazione emotiva alla presenza di diversi disturbi nella sfera psichica, e in particolare all’uso e abuso di sostanze stupefacenti. Proviamo a capire il perché.

Potremmo davvero considerare la regolazione emozionale come quella capacità di alzare o abbassare il “volume” e l’intensità delle esperienze emotive vissute e percepite.

Quando questa capacità di autoregolazione manca, il soggetto cerca fuori da sé, nella chimica, dei “rimedi” per ridurre sensazioni indesiderate, abbassare il livello di attivazione, spegnere un’emozione negativa.

Queste ricerche suggeriscono che il comportamento di abuso è una strategia, maladattiva e nociva, che il soggetto ha trovato per evitare di contattare esperienze emotive indesiderate, pensieri spiacevoli, ricordi traumatici. Una sorta di cura fai da te

depressione

Gli effetti inizialmente positivi delle sostanze (miglioramento dell'umore, sensazione di superare più facilmente i propri problemi) fanno sì che il soggetto ne tragga apparentemente vantaggio e ripeta l'assunzione. In seguito, la potenza trasformatrice della droga induce importanti cambiamenti bio-psicologici e determina lo strutturarsi della dipendenza. A quel punto, gli apparenti vantaggi iniziali sono del tutto persi, ma il comportamento tossicomanico si è ormai strutturato.

 Come si applica nella pratica questo concetto nella pratica clinica?

Il paziente tossicodipendente, al termine del percorso comunitario, si trova a vivere il reinserimento nella società. In questa fase occorre accompagnarlo e sostenerlo nell’esposizione graduale a esperienze emozionali per lui sostenibili, via via più complesse e intense, in modo che possa familiarizzare con esse e apprendere meccanismi regolatori alternativi all’uso di sostanze.

 Nel prossimo post scopriremo come la Mindfulness possa essere utile nella regolazione delle emozioni e nella gestione delle situazioni difficili.

Per approfondire l'importanza della prevenzione in tale ambito leggi il programma del master Tecniche di gestione delle emozioni negli interventi per l'età evolutiva.

Letto 2080 volte Aggiornato: Venerdì, 26 Maggio 2017 10:30
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