Area Riservata

Simona Morganti

Simona Morganti

Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale, svolgo attività clinica presso Psicologia insieme, Studio Associato e Associazione onlus, di cui sono il Presidente. Responsabile dell’area violenza e dipendenza nelle relazioni svolgo in questo settore formazione per operatori e gruppi di sostegno per l’utenza.

Il gruppo di biblioterapia affronta, attraverso la lettura guidata, differenti tematiche, attuali nella vita di molte persone e talvolta difficili da affrontare. Questo primo ciclo è dedicato alla comprensione di sè ed al miglioramento dell'autostima personale

Mercoledì, 03 Ottobre 2018 15:22

Madre e figlia: info sul disturbo bipolare

Salve, avrei la seguente domanda agli specialisti psicologi o psichiatri. Sono una ragazza e ho da poco scoperto di essere incinta. Per varie ragioni che ora spiegherò ho deciso di non frequentare né far conoscere il mio futuro bambino a mia madre in quanto la reputo una persona malvagia, anaffettiva e pericolosa. Mia madre, infatti ha sempre mostrato disinteresse totale per me e i miei fratelli, non chiede mai di me o di loro, se non quando ha bisogno di qualcosa. Ha sempre detto bugie sul nostro conto, ci ha fatto innumerevoli dispetti, ha rubato in casa nostra, ha sempre cercato di seminare zizzania nel rapporto nostro con nostro padre e con mio marito arrivando a dire bugie pesantissime su di loro per infamarli ai nostri occhi ( miei e dei miei fratelli). Quando i miei fratelli erano ancora minorenni, ha minacciato e ricattato per anni mio padre, lo minacciava di togliergli l’affido dei figli (i miei sono separati ), fino a che mio padre, spaventato, la “comprava” con i soldi. Ci sono molti altri episodi che potrei raccontare riguardo la pericolosità di mia madre, ne citerò solo due a scopo esemplificativo: lei è malata di disturbo bipolare, e una volta quando mio fratello aveva solamente 8 anni lui le ha detto che era matta ( ha sbagliato, ma teniamo conto che era un bambino). Lei, ridendo, gli ha detto ” tanto la mia malattia è ereditaria e anche tu ti ammalerai come me”. Le lascio immaginare i traumi che ha avuto mio fratello dopo una frase del genere. Come questa ce ne sono state molte altre, ci ha sempre detto che eravamo dei mostri, che era una disgrazia averci avuto come figli, spesso ha usato punizioni fisiche come schiaffi, sberle, per motivi futili. Un altro esempio, una volta ha fatto uno sgambetto di nascosto a una signora anziana in metro, facendola cadere per terra, solo per prendere il suo posto sulla metro. Ci sono molte altre cose anche peggiori di queste che ha fatto e che mi hanno indotto dopo anni a non volerla più vedere per proteggere la mia famiglia e il mio futuro bambino da lei. Ma c’è una cosa che vorrei sapere: quando io accuso mia madre di essere malvagia, lei dice che non è colpa sua ma della sua malattia (ripeto lei soffre di disturbo bipolare) e con questa scusa giustifica tutte le peggiori malefatte che ha fatto negli anni e che continua a fare. Io non credo a questa giustificazione perché non credo che la malattia sia in grado di togliere totalmente e fino a questo punto il libero arbitrio a una persona e la concezione del male o del bene, credo che comunque la coscienza e la capacità di discernere il bene dal male rimanga. Sbaglio? Premetto che mia madre è in cura con vari farmaci, la malattia è sotto controllo, vive da sola ed è autonoma. La mia domanda è: Mia madre è malvagia solo perché e totalmente incapace di intendere e di volere in quanto malata, ,o, come penso io, non è così? O meglio, il disturbo bipolare rende una persona incapace di libero arbitrio e quindi inaccusabile qualsiasi cosa faccia o no? Attendo con ansia delle risposte per capire se mia madre è solo una vittima della malattia o no. Grazie infinite

I Parent Training si ispirano prevalentemente alle tecniche cognitivo-comportamentali. L’obiettivo principale di un ciclo di parent training cognitivo-comportamentale è quello di fornire ai genitori sia conoscenze che abilità per affrontare in modo adeguato le difficoltà comportamentali e lo stress che possono essere sperimentati nella relazione genitore-bambino.

I Parent Training si ispirano prevalentemente alle tecniche cognitivo-comportamentali. L’obiettivo principale di un ciclo di parent training cognitivo-comportamentale è quello di fornire ai genitori sia conoscenze che abilità per affrontare in modo adeguato le difficoltà comportamentali e lo stress che possono essere sperimentati nella relazione genitore-bambino.

In questo workshop intensivo verranno fornite tutte le competenze necessarie per saper condurre il colloquio di accoglienza ed orientamento nella pratica clinica

La dipendenza affettiva incide in modo importante sull’indipendenza, l’autonomia e l’autostima delle persone.

Diffondere la cultura della mediazione nei contesti educativi con particolare attenzione a quello scolastico,che rappresenta un luogo privilegiato per la conoscenza e l’apprendimento anche di un “sapere emotivo‟ necessario alla gestione delle relazioni tra pari e intergenerazionali, è una delle finalità di questo corso. 

Giovedì, 12 Luglio 2018 07:37

Come avere una vita sociale

Salve,

ho 20 anni e l'anno scorso sono caduta in depressione; ho lasciato il mio ragazzo a cui ero molto affezionata; perdendo lui ho perso la vita sociale attaccata a lui. Nel corso dei mesi ho superato tutto con a fianco il mio ex; con il quale siamo rimasti amici. Ho voluto lavorare sul mio carattere per migliorarmi, senza fare la vittima e focalizzandomi sul mio futuro. Ho perso la mia unica amica; adesso ho perso anche il mio ex. Ho accettato entrambe queste perdite; ma ho un problema: non riesco ad uscire di casa, non riesco a fare nuove amicizie, sento sempre il bisogno di tornare nella mia solitudine. Sono prigioniera di me stessa e ora che sono definitivamente da sola ho paura che non solo sprecherò questi anni ma che non riuscirò neanche a migliorare e maturare come persona. Temo che quando si presenterà l'occasione di una vera amicizia io penserò solo a soddisfare i miei bisogni di attenzione e che ne diventerò dipendente affettivamente, come mi è sempre capitato. Mi sento apatica, se prima mi davo obbiettivi adesso niente ha più senso. Vado avanti illudendomi che sono felice ma non mi sento assolutamente così. (Tiziana)

di Simona Morganti

Tutti noi abbiamo sperimentato l’effetto benefico e a volte illuminante dato dalla lettura di un romanzo: la storia e i personaggi sembrano suggerirci una diversa e nuova chiave di accesso alla nostra storia e al nostro vissuto personale, a volte una possibile via d’uscita a un disagio e conflitto che ci affliggono.

Parliamo di maturità. I nostri consigli per affrontare l'ansia degli esami. La nostra intervista su Rainews. 

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