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Venerdì, 23 Luglio 2010 21:27

La psicodiagnostica in adolescenza

Scritto da Equipe
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Il processo diagnostico può essere definito una consulenza clinica che inizia e finisce attraverso delle tappe definite: l’anamnesi, i colloqui clinici, i test e la restituzione.

 

Considerando questo processo in relazione all’adolescenza, c’è da sottolineare come inseguire a tutti i costi una diagnosi, può non far capire ma allontanare dalla ricchezza e dalla specificità che ogni adolescente porta nell’incontro con lo psicologo. L’adolescente è, per sua natura, o meglio, per necessità evolutiva, diffidente e tutto con lui va costruito con pazienza e onestà. Anche la proposta di un esame psicologico va effettuata in modo da non far vivere il test con sospetto o come un qualcosa di intrusivo. Solo muovendosi in tale direzione il test può diventare un prezioso alleato: strumento conoscitivo e, allo stesso tempo, complice dell’alleanza terapeutica.

Solitamente, la proposta della somministrazione dei test ha un effetto positivo sui ragazzi: stimola la loro curiosità, la creatività e voglia di fare. Con il test l’adolescente può esprimere se stesso più liberamente, anche, di quanto può fare con i colloqui clinici. Ancora più importante è la restituzione di significato del materiale raccolto con le prove e prodotto dallo stesso adolescente: tale “feedback” può favorire una migliore comprensione di quello che il ragazzo sta vivendo nella fase in cui si trova.

Per quanto riguarda il tipo di test, le prove che solitamente si utilizzano con gli adolescenti sono i test di livello, precisamente i test di efficienza intellettuale tipo Wechsler.

Si utilizza la Wais a partire dai 13 anni e la Wisc-R fino ai 16 anni e mezzo. Ad esempio, la

Wisc-R può contribuire a comprendere i potenziali per l’apprendimento del ragazzo.

Molto utilizzati sono i test che prevedono l’uso del disegno, fra tutti c’è Il disegno della figura umana della Machover. Sono prove che solitamente non incontrano particolari resistenze nell’adolescente. Il loro assunto di base è che l’affettività influisce decisamente sul modo di disegnare una figura umana.

Certo è che, considerando la centralità della problematica corporea in tale fase evolutiva, il Test di Rorschach è tra le tecniche proiettive la più sensibile alla proiezione dell’immagine corporea e a quella delle immagini parentali. Non è un test di semplice somministrazione e siglatura, ma basandosi su una tecnica molto precisa, riduce al minimo la soggettività dell’esaminatore. Il test di Rorschach permette di arrivare ad una diagnosi olistica di personalità in cui si valutano le funzioni cognitive, affettive e relazionali. Inoltre, è un ottimo strumento nella diagnosi differenziale psicopatologica.

Nello studio della personalità l’esame psicologico resta uno strumento molto valido, ma è importante conoscere oltre le potenzialità di un singolo test, anche quelli che sono i suoi limiti.

In generale, con i test possiamo raccogliere dei dati, degli elementi che potremmo non riuscire ad ottenere con il colloquio. Ma, allo stesso tempo, questi elementi vanno integrati, confrontati con quelli emersi in tutto il percorso clinico, a partire dall’anamnesi. Senza dimenticare che il tutto va collocato o meglio integrato con la storia personale dell’individuo, con il suo modo di comportarsi, con la sua modalità di vivere le relazioni, anche, quella stabilita con noi.

Se entriamo nel merito dei diversi tipi di test, se parliamo di test di livello o di test proiettivi, se, ancora, analizziamo i contesti di utilizzo dei test, dobbiamo parlare della formazione e della professionalità dell’esaminatore. Da una parte, il ruolo del “testista”, dall’altra la figura dello psicodiagnosta che, oltre alla conoscenza tecnica, ha una importante formazione clinica che lo porta non solo a “leggere” uno o più elementi, ma ad interpretare dotando di significato quanto emerso dall’indagine clinica e psicodiagnostica.

In linea con quanto finora detto, parlando dell’uso dei test in adolescenza, il discorso si fa più delicato. L’uso di un test o di un altro andrà valutato tenendo conto dello sviluppo cognitivo, del grado di maturità, della vita affettiva e sociale, in una parola, della storia di quel ragazzo.

Letto 6861 volte Aggiornato: Mercoledì, 01 Giugno 2016 08:32
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