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Mercoledì, 02 Novembre 2011 11:54

Dipendenze senza sostanze: riconoscerle per affrontarle

Scritto da Maria Grazia Vono
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Il seguente articolo affronta il tema delle Nuove Dipendenze mettendo in risalto i segnali che caratterizzano l’instaurarsi di una dipendenza e sottolineandone i quadri psicopatologici e relazionali.

di Maria Grazia Vono

 

Quando si parla di Nuove Dipendenze o New Addiction si fa riferimento a comportamenti quali la dipendenza dal gioco d'azzardo, da internet e dalle nuove tecnologie, dallo shopping, dal lavoro, dal sesso e dalle relazioni affettive che, agiti continuamente in maniera distorta e ripetuti con modalità ossessive e compulsive, smettono di svolgere il loro ruolo sociale per ridurre in “schiavitù” l'essere umano.

Infatti il termine addiction deriva dalla parola di lingua latina addictus che, prima di acquisire una connotazione negativa, identificava soprattutto coloro che erano totalmente devoti alle divinità. L’addicition è dunque l’atto di consegnarsi completamente a un padrone (una sostanza, un oggetto, un’attività o una persona) tanto da esserne interamente posseduti e perdere la propria libertà.

Queste dipendenze comportamentali, quindi, pur non comportando l’uso di sostanze psicoattive, sono ugualmente insidiose e hanno effetti devastanti proprio perché non è semplice riconoscerle in quanto causate da comportamenti del tutto legittimi e spesso socialmente incentivati.

La persona è completamente assorbita dall’oggetto della propria dipendenza e non riesce a farne a meno trascurando e compromettendo tutto il resto, dalle relazioni affettive e sociali al lavoro, con conseguenze disastrose che provocano una condizione di sofferenza generale, estesa anche al suo contesto d’appartenenza.

È importante, però, non confondere un’ intensa e smodata attività con la dipendenza, poiché chi riesce comunque a "gestire" i propri eccessi non è un dipendente. E non bisogna pensare nemmeno che sia il tipo di droga o di attività a causare l’addiction, dato che quest’ultima si viene ad instaurare nell’interazione patologica tra soggetto, oggetto e contesto in cui entrambi sono inseriti.

Pertanto, per cercare di fare chiarezza e capire se si corre il rischio di instaurare un rapporto di schiavitù da qualcosa o qualcuno è possibile far attenzione ad alcuni campanelli d’allarme che delimitano il confine tra un’attività eccessiva ma gestibile e un comportamento patologico o comunque a rischio:

  • il desiderio di mettere in pratica un determinato comportamento è irrefrenabile e non si riesce a resistere all’impulso di metterlo in pratica;
  • si avverte una sensazione crescente di tensione subito prima dell’atto e di perdita del controllo durante;
    è presente una preoccupazione eccessiva riguardo l’azione in sé e si spende una notevole quantità di tempo per prepararla e realizzarla trascurando obblighi professionali, scolastici, familiari o sociali;
  • si tenta ripetutamente di ridurre, controllare o abbandonare il comportamento senza riuscirvi;
  • nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative, il comportamento viene ripetuto e l’impossibilità di metterlo in atto provoca agitazione e irritabilità.

Riconoscere e ammettere di avere un problema, dunque, è fondamentale per uscire dalla trappola della dipendenza e riacquistare la propria libertà ma è anche il principale ostacolo per la persona dipendente che vive continuamente nell’ambivalenza tra piacere e sofferenza.

Questa consapevolezza, unita alla volontà di affrontare la situazione, è sicuramente il punto di partenza per uscire dall’impasse, ma per intraprendere il cammino verso l’ “in-dipendenza” è consigliabile utilizzare tutte le risorse a disposizione, iniziando col rivolgersi a familiari e amici, e chiedendo la consulenza di un esperto nel settore.

Letto 3464 volte Aggiornato: Sabato, 18 Giugno 2016 11:45
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