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Domenica, 29 Dicembre 2013 11:19

Il burn out negli insegnanti

Scritto da Jacopo Aglietti
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“Suona la campanella, tu non hai finito di assegnare i compiti, anzi, a pensarci bene hai tagliato anche la tua bella lezione, perché le unità di cinquanta minuti non ti bastano per fare tutto quello che facevi un tempo. I ragazzi parlano a voce alta, si alzano in piedi, e tu non hai più la forza per fermarli…

di Jacopo Aglietti

 

..ti sei già arrabbiata con due di loro durante la mattinata, a causa del loro crescente disimpegno e disinteresse per la tua materia. Sei a pezzi, devi tornare a casa, preparare il pranzo, mangiare velocemente e poi tornare a scuola perché alle quindici ti aspetta una riunione con i mediatori culturali per i tuoi alunni extracomunitari…”

Alcune categorie di lavoratori, a causa di particolari fattori stressogeni legati all’attività professionale, sono soggetti a rischio per la sindrome del burnout.

Nella sindrome di burnout la professione finisce per assumere un’importanza smisurata nell’ambito della vita di relazione e l’individuo non riesce a "staccare" mentalmente tendendo a lasciarsi andare anche a reazioni emotive, impulsive e violente.

Pur non essendo a tutt’oggi contemplata nel DSM-IV (classificazione internazionale delle patologie psichiatriche) è verosimile ritenere che la sindrome del burnout, quando trascurata, possa trasformarsi in patologia psichiatrica: a volte al burnout vi si arriva senza accorgersene, e la reazione allo stress, che fino a quel momento aveva avuto una funzione stimolante, può invece degenerare in malattia psico-fisica.

Le manifestazioni più evidenti della sindrome del burn-out sono:

- affaticamento fisico ed emotivo

- atteggiamento distaccato e apatico nei rapporti interpersonali

- sentimento di frustrazione per mancata realizzazione delle proprie aspettative

- perdita della capacità di controllo nell'attribuire la giusta dimensione all'esperienza lavorativa

Sin dalla prima metà degli anni 80 la sindrome del burnout negli insegnanti è stata oggetto di particolare attenzione da parte di molti autori. Meazzini nel suo libro "L'insegnante di qualità", ha individuato quattro fasi o tappe del burnout nella seguente successione:

Prima fase: entusiasmo per il lavoro, impegno sul lavoro, livello elevato di prestazione, atteggiamenti costruttivi, cura della propria persona

Seconda fase: affaticamento fisico e mentale, frustrazione e delusione, abbassamento della motivazione, decrescente importanza data al lavoro, primi sintomi di stress

Terza fase: isolamento dai colleghi, rabbia ed ostilità, atteggiamento negativo, abbassamento dell'autostima, intensi sintomi di stress

Quarta fase: cinismo e disfattismo,assenteismo cronico, drastico abbassamento della prestazione, sintomi depressivi, sintomi di stress molto gravi

Gli effetti di questa situazione, come si può vedere, sono veramente devastanti. La persona, carica di energia e di voglia di fare, gradualmente passa dalla collera alla frustrazione fino ad arrivare ad uno stato di reale impotenza.

L'intervento da fare in questi casi, oltre eventualmente ad un sostegno di tipo psicologico per l'insegnante, soprattutto nei casi in cui siano dominanti le cause personali del burn out, potrebbe essere quello di lavorare sulle aspettative degli insegnanti stessi, anche alla luce dei cambiamenti della professione e delle maggiori richieste cui è sottoposta, con l’obiettivo di imparare a pianificare meglio il proprio lavoro, in accordo con le esigenze specifiche delle classi assegnate e con le risorse disponibili. Questo potrebbe essere oggetto di un intervento da fare a scuola con il gruppo insegnanti, che dovrebbe focalizzarsi sull’ascolto e l’accoglienza delle difficoltà, per poi suggerire diverse strategie educative e di gestione della classe; tutto nell’ottica di aiutare le insegnanti a sentirsi piu’adeguate al proprio compito

L'invito sarebbe anche quello a non focalizzare l'attenzione solo sugli aspetti problematici, ma imparare a riconoscere i risultati positivi e soprattutto a lavorare in equipe, per non sentirsi soli, per condividere le difficoltà ed affrontare meglio la complessità dei nuovi bisogni educativi.

Letto 3697 volte Aggiornato: Giovedì, 30 Giugno 2016 13:31
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