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Lunedì, 10 Febbraio 2014 11:10

Mamma....ho perso la bussola. Problemi di orientamento

Scritto da Federica Cicchelli
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L’ orientamento scolastico e professionale.

di Federica Cicchelli

Tutti quanti prima o dopo nella propria vita si trovano ad affrontare particolari periodi di transizione, talvolta ripetutamente, con la sensazione di aver smarrito la bussola e non sapere quale strada intraprendere. Uno di questi momenti è certamente il passaggio dalla scuola dell’obbligo alla scuola superiore, o dalla laurea/diploma al mondo del lavoro, cosi come la scelta della facoltà universitaria; ma anche il passaggio dalla condizione di disoccupazione alla ricollocazione sul mercato del lavoro oppure un cambio improvviso di ruolo professionale.

In tali situazioni di mutamento, alcuni non sono in grado di trovare da soli la propria strada e quindi può essere molto utile un aiuto esterno.
L’orientamento professionale, attraverso una serie di attività e strumenti, fornisce il supporto necessario per fronteggiare l’incertezza e facilitare la presa di decisione dell’individuo.
Nelle passate società rurali, il problema della “scelta professionale” era pressoché inesistente, in quanto la famiglia costituiva la principale fonte di orientamento, indirizzando i figli verso una carriera pre-determinata, che nella maggior parte dei casi seguiva le orme già tracciate dai padri. E’ con l’inizio del ‘900, ossia con lo sviluppo industriale, che si verifica un mutamento, a causa della sempre crescente richiesta di manodopera specializzata; al punto da far emergere la necessità di una pratica professionale di orientamento.

In principio, tuttavia, l’orientamento professionale aveva come focus la ricerca della persona giusta per un determinato lavoro, in risposta alle esigenze lavorative imposte dalla società; solo successivamente viene messa, al centro dell’intervento orientativo, la persona.

Nell’epoca attuale, viviamo in una società caratterizzata da mutamenti talmente rapidi e ricorrenti nella vita dell’individuo, che si assiste ad un aumento della richiesta di orientamento professionale, che si rivela uno strumento utile per lo sviluppo personale, l’equità sociale e l’adeguamento delle risorse.

In altre parole, di fronte a una nuova visione del lavoro, che da semplice strumento di sopravvivenza economica assume un significato sempre più ampio di realizzazione del sé ed in concomitanza con l’elasticità richiesta dall’attuale mercato del lavoro in continua trasformazione, l’orientamento professionale si configura come un processo continuo a sostegno di ciascun individuo, fin dalla scuola, al fine di consentirgli di muoversi con agilità all’interno di un percorso professionale caratterizzato dall’alternanza ripetuta di periodi di istruzione, formazione, lavoro e disoccupazione.

L’orientamento, in questo senso, dovrà permettere ad ognuno, già a partire dal contesto scolastico, di trovare un proprio percorso tra i tanti a disposizione all’interno dello specifico scenario di vita, in linea con i propri desideri, valori, interessi, bisogni e competenze.

Di conseguenza, ciò che si richiede agli operatori del settore è la necessità di utilizzare strumenti e metodi adeguati alle reali caratteristiche e necessità di coloro che si rivolgono al servizio.

L’obiettivo che l’azione orientativa si pone, infatti, non è quello di “individuare talenti nascosti”, ma piuttosto esaminare la specifica situazione, focalizzando l’attenzione sugli ostacoli e sulle risorse dell’individuo, al fine di facilitare la propria realizzazione personale e professionale.

In conclusione, il presupposto su cui si basa l’aiuto fornito dal consulente consiste nell’idea che ogni individuo sia già in possesso delle competenze che gli permettono di far fronte alle situazioni di passaggio e possibile “smarrimento”; pertanto il lavoro consisterà nel riattivare o riorganizzare le energie dell’individuo, affinché possa sfruttare al meglio le proprie risorse.
In questo senso ci sembra interessante concludere con una frase di Joseph Conrad (“Cuore di tenebra”, 1990):
«Il lavoro non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c'è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi. La propria realtà – per se stesso, non per gli altri – ciò che nessun altro potrà mai conoscere.»

Letto 2825 volte Aggiornato: Mercoledì, 01 Giugno 2016 08:50
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