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Violenza sulle donne. A chi si chiede aiuto e cosa sta cambiando. In evidenza

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Violenza sulle donne in Italia: i dati Istat. Violenza sulle donne in Italia: i dati Istat.
06 Nov 17

di Simona Morganti

25 Novembre 2017 CAPITOLO I

I dati pubblicati dall’Istat ci dicono che 31.5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Circa 6 milioni 788 mila donne.

Molto frequenti anche i casi di violenza psicologica. Il 16.1% delle donne ha subito atti persecutori o stalking nel corso della propria vita, una percentuale equivalente a 3 milioni 466 mila donne.[1]

Fanno molto riflettere i dati sulle richieste di aiuto:

  • solo lo 0.3% delle vittime si è rivolta ad un avvocato o alle forze dell’ordine; pochissime si sono rivolte alle istituzioni o presso servizi specializzati.
  • la maggior parte degli abusi subiti rimangono un segreto che le vittime non riescono a confidare. Il 56.3% delle vittime non trova infatti un confidente a cui rivolgersi, con il picco di 80.8% degli abusi subiti da fratelli, sorelle, fratellastri e sorellastre che non vengono mai confessati.
  • quando le vittime trovano il coraggio di aprirsi con qualcuno trovano spesso in famiglia il confidente adatto. Il 26.4% delle donne vittime di violenza si confida con un familiare, alla ricerca di conforto e aiuto. In seconda battuta sono invece amici e vicini di casa le persone a cui rivolgersi.

Sono numeri che fanno pensare alla poca fiducia ancora nei servizi e nelle istituzioni. E c’è la possibilità che i cambiamenti in arrivo non migliorino le cose:

  • con la riforma Orlando, nel codice penale è stato introdotto il nuovo articolo 162ter, che prevede la possibilità del pagamento di un risarcimento in denaro. Interessati dal provvedimento sono anche le forme di stalking “non gravi”. Ma le vittime chiedono denaro o protezione?
  • La legge di indennizzo resa esecutiva il 10 ottobre scorso prevede di elargire 8.200 ai figli di chi è stato ucciso dal coniuge e 4.800 euro a chi ha subito uno stupro. Fra le condizioni per ottenere il risarcimento, il limite del reddito annuo della vittima risultante dall’ultima dichiarazione. Inoltre la vittima deve aver già tentato, senza risultato, l’azione esecutiva nei confronti dell’autore del reato. Sono cifre piuttosto basse, e consideriamo anche il fatto che numerosi centri — fondamentali per assistere e proteggere chi fugge da partner aggressivi e responsabili di atti persecutori — sono costretti a chiudere proprio perché non hanno mai ricevuto i fondi promessi. 

Allora il nostro paese cammina come i gamberi?

Francesca Garisto, avvocata penalista e vicepresidente della Casa delle donne maltrattate spiega: «Con la legge del 2009 abbiamo raggiunto un obiettivo cruciale, perché è nata una figura di reato specifica, il cosiddetto stalking appunto. Fino all'entrata in vigore della norma gli atti persecutori erano considerati ognuno come una singola e autonoma azione, spesso nemmeno punibile come reato minore. Atti che invece, se inseriti in un contesto globale, hanno rilevanza penale».

L’iter per arrivare all’approvazione della legge 38/2009 è stato in Italia lungo e complesso; molta spinta è stata data da chi ha cominciato a studiare i comportamenti e le intenzioni, arrivando a capire gli aspetti individuali, sociali e culturali implicati in un comportamento complesso come in quello dello stalking.

E’ importante continuare a studiare in maniera interdiciplinare i crimini relazionali per evitare scivoloni che non migliorano la condizione di chi ne sia vittima.

Il 25 Novembre, Giornata nazionale contro la violenza di genere è una buona occasione per continuare a parlare di questi temi.



Psicologia insieme ha una sorpresa in serbo per chi sia interessato a lavorare in questo settore.

Continuateci a seguire su questo blog!

 

[1] Dati pubblicati su l’Espresso del 5 ottobre 2017

 

Letto 1649 volte Aggiornato: Lunedì, 13 Novembre 2017 17:05

Blog a cura di:

Simona Morganti

Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale, svolgo attività clinica presso Psicologia insieme, Studio Associato e Associazione onlus, di cui sono il Presidente. Responsabile dell’area violenza e dipendenza nelle relazioni svolgo in questo settore formazione per operatori e gruppi di sostegno per l’utenza.

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