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Pubblicato in L'amore sano e l'amore malato

Purchè non se ne vada. Il terrore dell'abbandono, 3 passi per liberarsene In evidenza

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06 Ott 16

Non siamo fatti per stare da soli, la paura di perdere un legame importante è un sentimento primordiale, presente in ognuno di noi.

Il problema è saper distinguere, da adulti, una normale paura di perdere l'altro da un vero e proprio terrore dell'abbandono. Sì perchè per alcune persone è impensabile stare da sole, a questo preferiscono tutto, anche una relazione umiliante o violenta.

Per iniziare a capire dobbiamo fare un passo indietro, a come si sceglie un partner o un amico, legami entrambi significativi nella nostra vita. Una vera scelta si compone di varie tappe, tutte bruciate da chi ha l'ansia di entrare in una relazione.

Dopo la fase iniziale di attrazione e ricerca di affinità,  ci vuole infatti un tempo per conoscere davvero l'altro e capire se è il rapporto che vogliamo e che fa per noi.

Bruciare le tappe non è altro che sostituire alla scelta il bisogno di colmare un vuoto; il rischio è che dopo l'illusione iniziale arrivi una delusione cogente e spesso una relazione sbagliata...."è dura sì ma sempre meno che stare da soli" pensano i sofferenti dell'abbandono.

L'incapacità di stare da soli  ha radici profonde, differenti per ognuno ed è importante poterla affrontare nell'ambito di un percorso terapeutico; in questa sede vorremmo però concentrarci sull'indicare un primo cammino pratico per uscire da questa trappola.

3 passi per liberarsi del terrore dell'abbandono:

AVVICINARE, CAPIRE, RICOSTRUIRE

  1. Avvicinare la paura dell'abbandono, magari con l'aiuto di un esperto: è come avvicinarsi ad un mostro spaventoso, per vedere di cosa è fatto e poterlo attaccare meglio. Significa diventare più consapevoli di questa paura, scomporla in tutti i pensieri e le emozioni di cui è costituita e trovare un rimedio ad ognuno di questi, così da essere attrezzati quando il mostro si presenta. Questo primo step ci aiuta a capire come non soccombere ma anche che non moriremo di solitudine
  2. Capire chi siamo: dobbiamo lavorare sulla nostra identità, diventare più consapevoli delle nostre caratteristiche, di quello che cerchiamo nella vita e che desideriamo davvero in una relazione. Spesso scopriremo che non l'abbiamo neanche mai cercato perchè ci siamo fermati ad un primo livello istintuale: l'aggrapparsi a qualcuno come il cucciolo si aggrappa alla mamma in una situazione di pericolo
  3. Ricostruire l'autostima: è fondamentale lavorare per ridurre gradualmente la propria dipendenza dall'altro. Questo si fa investendo sulla propria crescita personale, coltivando amicizie, interessi e lavoro, permettendosi di scoprire le proprie competenze e capacità e di metterle in pratica perchè saranno queste le armi ovvero le risorse che ci aiuteranno a sconfiggere il mostro.
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Letto 6851 volte Aggiornato: Sabato, 10 Dicembre 2016 14:22

Blog a cura di:

Simona Morganti

Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale, svolgo attività clinica presso Psicologia insieme, Studio Associato e Associazione onlus, di cui sono il Presidente. Responsabile dell’area violenza e dipendenza nelle relazioni svolgo in questo settore formazione per operatori e gruppi di sostegno per l’utenza.

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