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Pubblicato in Psicologia per la famiglia

Capricci... che fatica! In evidenza

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13 Feb 19

di Valentina Interlandi

"Sai papà, tu ieri sera non hai capito proprio niente quando continuavo a fare i capricci" ha detto tempo fa un bambino di 5 anni a suo padre. "Eri tu che mi dovevi aiutare a smettere, io da solo non ci riuscivo!" (Dal libro "Il bambino lasciato solo" di Alba Marcoli)

Il capriccio è da sempre considerato un modo inadeguato ed eccessivo del bambino di voler imporre all'adulto la propria volontà, con un comportamento che mette a dura prova anche il genitore più paziente. La situazione diventa ancora più pesante se questo avviene in luogo pubblico o davanti a persone da cui ci si sente giudicati.

Gli stati d'animo che queste reazioni suscitano nell'adulto sono in genere rabbia, frustrazione, senso di impotenza e di fallimento, scoraggiamento, imbarazzo e a volte anche rassegnazione. Per far fronte a tali sentimenti spiacevoli si tende ad avere due atteggiamenti opposti:

  • eccessiva rigidità, che comporta reazioni di rabbia come urlare e punire il bambino. Queste risposte tendono però a porre fine all'ascolto empatico dell'altro e a spostare l'asse della relazione su un gioco di potere. La conseguenza sarà frustrazione e risentimento nel piccolo, che sfogherà quando e come meglio può.
  • lassismo e permissività, che prevedono l'accontentare ogni desiderio del bambino purché non pianga e non manifesti sentimenti "negativi" faticosi da sostenere. In questo modo il bambino capisce che questa modalità "funziona" per ottenere quello che vuole e spinge sempre oltre le richieste. I comportamenti che il genitore spera di evitare vengono così consolidati e si consegna al bambino un carico che non è in grado di sostenere: la responsabilità delle decisioni, che almeno fino ai 6-7 anni ha ancora bisogno che qualcun altro prenda per lui.

Entrambe queste modalità dell'adulto sono da evitare perché dannose e controproducenti.

Ma come fare quando si è innestato il meccanismo del capriccio e ogni volta sembra ripetersi la stessa storia senza possibilità di scampo?

La via più efficace per ottenere dei risultati e consolidare una buona relazione è quella di cercare di capire cosa ci sia dietro ad un comportamento apparentemente insensato come quello del capriccio.

Ci sono diversi aspetti della vita del bambino che possono provocare bracci di ferro che esasperano entrambe le parti:

- la stanchezza

- situazioni relazionali impegnative, come l'inserimento alla scuola materna, o qualche cambiamento della vita familiare, come l'arrivo di un fratellino

- bisogno di attenzione

- la necessità di affermare se stesso per costruire la propria individualità, come fase evolutiva che tipicamente avviene intorno ai 18-24 mesi di vita

oltre alla stanchezza e allo stress del genitore che peggiorano ulteriormente la situazione.

Mettersi nei panni del bambino, mostrandogli comprensione e ascolto delle sue motivazioni, già di per sé allenta la tensione, anche quando non è possibile fare quello che vorrebbe.

Sono utili frasi come: "So che avresti voluto fare questo/capisco che vorresti tanto quel gioco, ma adesso non è possibile", mantenendo la calma e senza alzare il tono di voce. Il bambino si sentirà accolto e riuscirà pian piano a calmarsi. Capisce così che l'adulto gli è vicino e lo comprende, anche se non può esaudire ogni suo desiderio.

Capire le esigenze dell'altro porta la relazione ad essere più distesa: il bambino sente che in questo modo gli diamo la nostra fiducia e alimenta così la fiducia che lui stesso ripone in noi, favorendo il circolo virtuoso dell'ascolto reciproco, senza però dimenticare quale dei due sia l'adulto.

E' bene ricordare a tal proposito la frase di Marcello Bernardi, celebre pediatra italiano: "Se una cosa si deve fare, si fa: a questo il bambino deve essere abituato, senza consolazioni e senza minacce".

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Letto 450 volte Aggiornato: Venerdì, 15 Febbraio 2019 07:59
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