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Comunque puttane! Da una riflessione di Paolo Ercolani.

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Comunque puttane! Da una riflessione di Paolo Ercolani. http://lurtodelpensiero.blogautore.espresso.repubblica.it/
21 Set 17

Ancora un altro stupro. Ancora violenza sulle donne. Ancora e ancora.
In questi giorni le notizie di crimini sessuali perpetrati ai danni delle donne riempiono le pagine di giornali e le edizioni dei tg nazionali e locali.

Ma come se non fosse già sufficiente l'atroce sofferenza fisica e psicologica subita dalle donne, ci si mette di mezzo anche la violenza dei media e della società, troppo concentrati sul ruolo degli stupratori e meno sul dolore della vittima, che scompare dalla scena subito dopo l'individuazione dei carnefici o non appena il crimine trova spazio nei salotti televisivi come pretesto per attribuire colpe ad altri fenomeni e spostare così l'attenzione su temi che fanno comodo al dibattito politico, come ad esempio l'immigrazione, l'accoglienza, la sicurezza, il degrado urbano. I recenti fatti di Rimini, Firenze, Roma, Lecce e Catania, solo per citarne alcuni, lo dimostrano.

Ma alla luce di quanto sta succedendo, è giusto pensare che ancora oggi nascere donna è una condanna?  
Auguri e figli maschi” è l'anacronistico ”augurio” che apre il post di Paolo Ercolani, pubblicato nella sezione blog di Espresso.repubblica.it, che vi invitiamo a leggere e per diverse ragioni: perché è una interessante riflessione di un docente di filosofia che affronta il senso dell'essere donna ripercorrendo i paradigmi culturali che da Aristotele ad Ortega Y Gasset passando per Rousseau e le rivoluzioni industriali, hanno dominato la letteratura e la società occidentale; perché oppone una ferma condanna a quel “pregiudizio misogino”, radicato nella storia, che ha trovato il modo di innervarsi nel senso comune” e i cui “frutti amari” sono ancora oggi ben riconoscibili.

E dunque vi diciamo subito che alla domanda precedente l'autore del post non lascia alcun dubbio: si!

Ecco alcuni passaggi:

«"Auguri e figli maschi" è un’espressione popolare la cui origine si perde nella notte dei tempi.

Alla novella coppia di sposi si usava formulare quell’augurio poiché la nascita di una figlia femmina, in ogni caso, sarebbe stata una sciagura: le donne, infatti, almeno fino alla metà dell’Ottocento non lavoravano, non tramandavano il cognome della famiglia e richiedevano a quest’ultima la messa da parte di una considerevole dote per quando, una volta cresciute, fossero a loro volta convolate a nozze.

Eppure, la nascita di una figlia femmina non si rivelava una sciagura soltanto per la famiglia e per la comunità (che si ritrovavano un essere considerato fastidioso, improduttivo e anzi foriero di spese e conflitti). Ma si trattava di una disgrazia per la donna stessa. A cui spettava una vita in cui sarebbe stata chiusa in convento, oppure obbligata a sposare un uomo stabilito dal padre, comunque a servire (Dio, il marito, il fratello o il padrone) e sovente a concedere il proprio corpo al maschio di turno, che sarebbe stato in ogni caso pienamente legittimato a esercitare un dominio su di lei.

Con la modernità, e la rivoluzione industriale, le cose non sarebbero migliorate di molto, visto che secondo la sintesi mirabile fornita da Marx ed Engels la donna rappresentava nel microcosmo famigliare quello che il proletario era nel macrocosmo sociale: lo strumento di produzione sfruttato. Per la donna che iniziava anche a lavorare lo sfruttamento era duplice: quello del padrone sul luogo di lavoro e quello del marito dentro casa. Da qui, già agli albori della rivoluzione industriale, i due autori rivoluzionari esprimevano la tesi secondo cui l'emancipazione femminile "è la misura dell'emancipazione universale".

Ancora ai giorni nostri non è una fortuna nascere donna, perfino nel civilizzato Occidente (presso le altre civiltà lo è anche meno). Perché comunque ella si ritrova a pagare le conseguenze di un pregiudizio, quello misogino, che essendo il più antico e radicale della storia, ha trovato il modo di innervarsi nel senso comune, fino a manifestarsi nei pensieri più reconditi e nelle situazioni più scabrose (per l’analisi più ampia rinvio al mio “Contro le donne. Storia e critica del più antico pregiudizio”, Marsilio, Venezia 2016).

Del resto, i tre paradigmi attraverso cui si è preteso di giudicare “la” donna sono quelli ancora oggi imperanti nella mentalità maschile più comune, seppure non più confessati apertamente: 1) Un sacco di sterco, uno strumento di procreazione e un corpo passivo da riempire di sperma, anche con la violenza (Aristotele, Padri della Chiesa, Ovidio); 2) Un essere irrazionale e incapace di sentimenti politici come la giustizia o il bene comune, la cui educazione deve essere quindi limitata a sapersi fare bella, a crescere i figli e tenere pulita la casa, a prendersi cura del marito cucendogli i bottoni e lavandogli i vestiti (Rousseau); 3) Una creatura persino superiore all’uomo per sensibilità e “genio lirico”. Ma per questo pusillanime, incapace di magnanimità e deputata soltanto a saper scegliere il maschio migliore, spronandolo a fare sempre meglio e a generare figli per migliorare la realtà sociale (Ortega Y Gasset).

[...]

Il frutto più amaro di tutti consiste nella rimozione del problema sostanziale. Con la ridicola e tragica conseguenza di dividersi in “squadroni” che parlano di tutto tranne che della questione femminile [...] Razzismo, violenza, decoro pubblico e privato, sicurezza delle nostre città, affidabilità delle forze dell’ordine, particolari pruriginosi. Tutto, nel calderone del dibattito pubblico, tranne il dato sostanziale: la radicale e diffusa ineducazione di genere e sentimentale, che fa sentire molti uomini di qualunque razza e rango decisamente superiori alla donna, considerata bene che vada un essere al servizio del maschio, male che vada una puttana da stuprare sempre e comunque. Un corpo a disposizione del maschio arrapato.

Non ci nascondiamo dietro a un dito: qui deve entrare in gioco la Politica con la maiuscola. Quella che in Italia non riesce a introdurre nelle scuole l’educazione sessuale da decenni. Quando oggi è anacronistica persino quella. Perché non si tratta di insegnare a ragazzi e ragazze la meccanica del sesso (che spesso conoscono meglio degli adulti), bensì di fornire loro l’educazione sentimentale e di genere, insieme al rispetto della persona (quindi di sé e dell’altro) e all’assunzione di responsabilità qualora si decidesse di avere un rapporto sessuale di qualunque tipo (casuale, all’interno di un rapporto, etc.). Anche questa sarebbe la “buona Scuola” da edificare con urgenza e metodo.

È perfettamente inutile, infatti, e alla fine risulta perfino ipocrita, indignarsi e accorarsi sempre in seguito ad azioni di violenza e di soprusi contro le donne (salvo concentrarsi spesso su altri argomenti di contorno).

Specie se non si combatte con un’operazione pedagogica e culturale all’origine l’idea diffusa secondo cui esse sono sempre e comunque puttane.»

Il post completo che vi suggeriamo di leggere,  è consultabile al seguente link:
"Comunque puttane!", di Paolo ErcolaniDocente di filosofia all'Università di Urbino "Carlo Bo" 

Il nostro impegno come Associazione.

Vi ricordiamo che sul tema della violenza sulle donne, la nostra Associazione è impegnata da sempre attraverso attività di prevenzione dedicati allo "stalking", con l'intento di diffondere le conoscenze sulle sue caratteristiche principali, sensibilizzare sui segnali di rischio, contribuendo a prevenire le conseguenze spesso tragiche per le vittime.

Attualmente le attività dell'Associazione sullo stalking si prefiggono i seguenti obiettivi:
  • Incrementare le conoscenze in merito al fenomeno dello stalking da parte degli operatori implicati
  • Proporre un modello operativo d'intervento condivisibile dagli operatori implicati, in particolare le Forze dell'Ordine.
  • Fornire sostegno, informazione e consulenza alle vittime di stalking
  • Fornire informazione e consulenza agli attuatori di molestie assillanti
  • Incrementare le conoscenze sulle caratteristiche, le motivazioni ed i comportamenti degli stalkers

Questa la sezione dedicata:
Speciale Stalking

Eventi formativi sul tema della violenza sulle donne, a cura del Centro Studi e Terapia Psicologia Insieme:

Dipendenza affettiva e crimini relazionali: Stalking,Violenza domestica e Femminicidio .Corso di apprendimento delle modalità d'intervento Dipendenza affettiva e crimini relazionali: Stalking, Violenza domestica e Femminicidio. Corso di apprendimento delle modalità d'intervento
Letto 1890 volte Aggiornato: Giovedì, 21 Settembre 2017 17:05
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