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Violenza telematica: il
Cyberbullismo tipologie e interventi
Il “Cyberbullismo”
è costituito da tutte le azioni aggressive effettuate
attraverso i nuovi strumenti di comunicazione (cellulare,
chat…) da una persona singola o da un gruppo che hanno
l’obiettivo di far male o danneggiare un coetaneo
che non può facilmente difendersi. Secondo uno studio
di un gruppo di ricercatori europei, circa il 10% degli
adolescenti tra i 12 e i 14 anni ne è vittima. Esistono
diverse tipologie:
Il Flaming è costituito da messaggi elettronici violenti
e volgari atti a suscitare “battaglie verbali online”
tra due ragazzi, i quali sono entrambi in posizione up e
lottano per l’affermazione del potere (escalation
simmetrica).
L’Harassment consiste nell’invio ripetuto di
messaggi offensivi, scortesi e insultanti attraverso e-mail,
sms, mms, telefonate mute o sgradite. Esso è caratterizzato
da persistenza (il comportamento è reiterato nel
tempo) e da asimmetria di potere, la vittima è sempre
in posizione down cioè subisce passivamente e il
cyber-bullo sempre in posizione up.
Il Cyberstalking consiste nell’invio ripetuto di sms
contenenti minacce o fortemente intimidatori e la vittima
comincia a temere per la propria sicurezza fisica (cyber-persecuzione).
È presente, spesso, nei rapporti conflittuali fra
coetanei o nel caso di rapporti sentimentali interrotti.
La Denigration consiste nel danneggiare la reputazione o
le amicizie di un coetaneo diffondendo online pettegolezzi
e/o altro materiale offensivo. I cyberbulli possono pubblicare
su internet delle foto ritoccate per ridicolizzare la vittima
o renderla protagonista di scene sessualmente esplicite
attraverso fotomontaggi.
L’Impersonation consiste nel violare l’account
di una persona sostituendosi a lei per danneggiarla, crearle
problemi o pericoli; la sua durata è circoscritta
nel tempo nel senso che finisce quando la vittima scopre
la violazione dell’account.
L’Outing consiste nel salvare le confidenze spontanee
di un coetaneo (sms, chat) o immagini riservate ed intime
e nel pubblicarle su un blog o diffonderle attraverso e-mail.
Il Trickery consiste nel sollecitare con l’inganno
un coetaneo a condividere online segreti o informazioni
imbarazzanti su se stesso o un’altra persona per poi
diffonderli ad altri utenti della rete o minacciando di
farlo qualora non soddisfa le sue richieste.
L’Exclusion, che dagli studenti viene indicata con
il termine bannare, consiste nell’escludere intenzionalmente
qualcuno da un gruppo online (liste di amici), da una chat,
da un game interattivo o da altri ambienti protetti da password.
L’Happy Slaping si ha quando un ragazzo o un gruppo
di ragazzi picchiano un coetaneo mentre gli altri riprendono
con il video telefonino e le immagini poi vengono pubblicate
su internet e visualizzate da altri utenti che non hanno
partecipato al fatto direttamente ma che possono condividerlo
online.
Quando si parla di cyberbullo non si intende solo la persona
che nella vita reale è bullo, prepotente e aggressivo,
ma può diventarlo anche chi è vittima o ha
un basso potere sociale, questo perché la vittima
subendo prevaricazioni nella vita reale, almeno online riesce
ad intimidire e dominare un’altra persona, cercando
di scaricare sulla nuova vittima tutto ciò che subisce
e sopporta nella vita quotidiana. La vittima riesce a diventare
cyberbullo perché online si sente protetta dall’anonimato
(nessuno può scoprirla), da una percezione d’invisibilità
(nessuno può vederla) e dall’alta disinibizione
( è in grado di fare online ciò che non farebbe
mai nella vita reale). Le loro comunicazione online possono
diventare particolarmente aggressive, avvenire 24 ore su
24 ed essere diffuse in tutto il mondo. Oltre a queste prerogative
il rapporto tra cyberbullo e vittima è caratterizzato:
da un’insufficiente consapevolezza sugli effetti delle
proprie azioni, infatti, nella loro relazione mancano i
feedback tangibili grazie ai quali il cyberbullo si rende
conto che la vittima sta soffrendo, quindi il “prepotente”
non avendo di fronte la persona oggetto di prevaricazioni
non si rende conto della sofferenza che gli sta causando;
e dalla depersonalizzazione spesso il cyberbullo attribuisce
le conseguenze delle proprie azioni all’avatar creato.
Tutto ciò che caratterizza questo rapporto, difficilmente
permette alla vittima di sottrarsi alle molestie.
Come intervenire?
Con i ragazzi “cyberbullizzati” si può
intervenire fornendogli una serie di consigli per aiutarli
a proteggersi da queste molestie che consistono nel non
rispondere a e-mail o sms molesti ed offensivi, a chi lo
offende in chat, a chi lo insulta e lo prende in giro, di
non fornire mai i suoi dati personali, di cambiare il numero
del cellulare e di darlo a pochissime persone, di parlarne
subito con un adulto e nel caso di minacce fisiche o sessuali
di contattare le forze dell’ordine.
Dal canto loro anche i genitori, per evitare che i figli
diventino vittime o cyber bulli, possono intervenire tenendo
il computer in una stanza della casa frequentata da tutti,
monitorando con regolarità le attività online
del figlio, esaminando i suoi profili e i messaggi che lascia
sui siti, insegnandogli come deve comportarsi una volta
che è in rete e, in più, i genitori dovrebbero
stare in guardia sui comportamenti messi in atto dai propri
figli che sembrano nascondere qualcosa come ad esempio il
passaggio rapido da una schermata all’altra quando
il genitore si avvicina al computer.
In caso di cyberbullismo anche i docenti devono educare
i ragazzi ad un uso più consapevole di internet per
evitare che si trovino in situazioni spiacevoli. Innanzitutto
i professori devono svolgere un’indagine conoscitiva
su questo fenomeno per vedere quanti alunni lo conoscono,
solo avendo questo dato possono intervenire istituendo,
magari, un Comitato per la Sicurezza composto da psicologi
e docenti esperti nell’uso del computer e delle nuove
tecnologie, e inserendo in questo Comitato degli studenti
anche essi esperti nell’uso di computer.
Inoltre, i docenti devono informare i ragazzi che quando
utilizzano i computer della scuola, essi potrebbero controllare
il loro operato online, il materiale scaricato e le cartelle
contenute sul computer, e, in più, devono vietare
agli studenti di utilizzare fotocamere, videocamere o registratori
vocali senza il consenso degli altri ragazzi ripresi spiegandogli
che violando la privacy di questi ragazzi sono perseguibili
penalmente. In sostanza i docenti dovrebbero diffondere
la cultura della legalità prevedendo delle sanzioni
per chi viola il diritto alla protezione dei dati personali
all’interno della scuola .
Questi interventi possono contribuire alla diminuzione di
questo fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio
e che potrebbe rivelarsi più pericoloso del bullismo
perché può perpetrasi ventiquattro ore su
ventiquattro e la vittima non si sente mai lasciata in pace
neanche quando è a casa.
dr.ssa
Romina Oliviero
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