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La fobia: un approfondimento
psicologico
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La parola fobia, deriva dal greco phobia, ma non necessariamente
indica una psicopatologia. E' questo l'esempio della xenofobia
- o avversione per gli stranieri- discutibile a livello
sociale, etico e culturale, ma non ancora a livello diagnostico.
In senso generale, la fobia è una paura, persistente
e ricorrente, irragionevole ed eccessiva che, per un periodo
di almeno sei mesi, caratterizza la vita di un individuo.
Nel caso delle monofobie, altrimenti dette “fobie
specifiche”, la paura è verso un oggetto od
una situazione particolare, come ad esempio, nella claustrofobia
– la paura degli spazi chiusi - tipico è il
timore verso gli ascensori, le metropolitane o le cantine.
Due sono gli elementi che contraddistinguono una fobia.
Da un lato, la possibilità che la paura irragionevole,
possa condurre conseguentemente ad un ipofunzionamento di
parti vitali dell'esistenza dell'individuo, come l'area
lavorativa, sociale o sentimentale, portandolo quindi, ad
un abbassamento della qualità della propria vita.
D'altra parte, il soggetto risulta essere consapevole che
la sua reazione è esagerata, ma non sa cosa farci,
o meglio, come afferma Nardone, si trova in una posizione
di "learned helpness", di impotenza appresa, per
cui, sente che la situazione che teme è al di fuori
del proprio controllo.
Il quadro sintomatologico si aggrava maggiormente se, a
questo elemento se ne aggiunge un secondo, ossia se l'individuo
in questione ha creato dentro di sé un "locus
of control" interno, per cui è portato ad attribuire
i propri insuccessi, oltre che i successi, non a fattori
esterni a se stesso, ma interni alla propria persona.
Nardone, per questo motivo, asserisce che sarebbe importante,
per la diagnosi, indagare della persona, non tanto la possibile
causa della fobia o la sua possibile evoluzione, quanto
il "sistema percettivo-reattivo" del paziente,
ossia quell'insieme di percezioni e reazioni che si vanno
a costituire nella relazione soggetto-oggetto. A lungo termine
tale sistema potrebbe, infatti, aggravare il quadro clinico
della persona, conducendo quest'ultima ad un possibile stato
depressivo, ad una reazione cronica all'attesa minaccia
degli eventi o al ricorso di rituali di tipo ossessivo.
Freud nel 1897 affermava, infatti, che poteva essere molto
facile il passaggio dalla fobia all'ossessività,
in quanto entrambi gli elementi coesisterebbero all'interno
del soggetto; il loro comune denominatore sarebbe quello
di una vera e propria limitazione della libertà ed
autonomia individuale, mentre ciò che le differenzierebbe
sarebbe il fatto che, mentre nel caso fobico il soggetto
si può liberare dell'oggetto temuto, nel caso ossessivo
il soggetto non può liberarsi delle proprie idee
fisse.
Da un punto di vista epidemiologico, le monofobie colpiscono
più donne che uomini (in un rapporto di due a uno!),
ma non esiste un'età di insorgenza specifica. Alcune
fobie, infatti, possono insorgere precocemente; è
questo il caso di una tipica fobia sociale, la fobia della
scuola, che si può ritrovare nei bambini dai cinque
ai dodici anni, e negli adolescenti che smettono di studiare,
dicendo che le materie scolastiche non piacciono. Un'altra
forma di fobia precoce è la dismorfofobia, tipicamente
adolescenziale, a causa dello stato confusionale in cui
si trova il ragazzo alla ricerca di una propria identità,
di fronte al fatto evidente che egli non è più
un bambino, ma neanche ancora un adulto. Quest'ultima fobia
è, come afferma Janet, una paura quasi ossessiva
per il proprio corpo, il timore di non essere normali nelle
forme (la paura di essere grassi, magri, alti o bassi),
nelle parti specifiche del proprio corpo (paura del volto,
dell'acne) o dei propri caratteri secondari (troppa peluria,
poco seno....).
Le forme cliniche più frequenti risultano essere
l'agorafobia e la fobia sociale, alle quali però,
deve essere posta necessariamente una corretta diagnosi
differenziale, in quanto,molto spesso chi ha paura di attraversare
una strada può in realtà aver paura delle
persone che potrebbe incontrare e vice versa.
Anche la zoofobia – la paura degli animali - sembra
essere abbastanza frequente, soprattutto nelle donne. Spesso
chi è zoofobico non è zoofilo, ma si possono
trovare casi in cui, chi ha paura dei cani ami tanto i gatti.
Gli animali che "vanno per la maggiore" sono i
serpenti, gli insetti, i ragni ed i topi. A volte la causa
originaria si può ritrovare in eventi precoci di
contatto con un determinato animale con esperienza di spavento
o di aggressione e che, con il passare degli anni, ha determinato
nel soggetto considerato, una risposta di evitamento. Alcuni
autori asseriscono che giochi un ruolo determinante anche
il fatto che, durante l'infanzia, l'adulto abbia dato al
bambino, attraverso il racconto delle favole, un immagine
crudele e cattiva degli animali, come nel caso del lupo
in "Cappuccetto Rosso".
Altre fobie e monofobie molto frequenti oggi giorno, sono
l'aereofobia e la siderodromofobia. Nel primo caso la paura
è relativa al volare, ma può benissimo essere
generalizzata a situazioni che in qualche modo si collegano
a tale attività, come ad esempio si possono evitare
le agenzie di viaggio o le vacanze troppo lontane, influenzando
in questo modo, le aree funzionali dell'individuo, sociali,
ma anche lavorative, in quanto, molto spesso, vengono rifiutate
proposte di lavoro che in qualche modo concernono tale argomento.
La paura di volare spesso si traduce come una paura di morire
e fonda le sue basi su due elementi. Viaggiare in aereo
comporta, infatti, un allontanamento da un paese e quindi
da una situazione o da una persona. Se questo allontanamento
è vissuto come separazione, sarà maggiormente
probabile l'associazione volare-morire. Un secondo elemento
sta nel fatto che si pensa che il rischio di possibili incidenti
sia inevitabile. Diverse ricerche hanno però rivelato
che sia più facile una morte automobilistica che
aerea; il paradosso sta nel fatto che la gente continua
a guidare ed a viaggiare con la macchina, mentre molti,
oggi, hanno paura di prendere un aereo. Il sentimento di
impotenza si evidenzia maggiormente in una situazione del
genere, in quanto il volo viene vissuto come perdita di
controllo della propria vita, il non poterci fare nulla
che lo accomuna ai viaggiatori di treno.
La siderodromofobia è anch'essa frequente e può
essere associata –come nel caso dell'aereofobia- anche
a claustrofobia. Infatti, in molti casi, è possibile
che il soggetto sia assalito, non solo dalla paura di un
incidente, ma anche dal timore di morire soffocati, in quanto
a volte i finestrini dei treni sono chiusi, il luogo è
ben delimitato, gli odori sono più o meno sopportabili,
gli spazi ben affollati….
Fobia ed ansia si placano sistematicamente con il cessare
della situazione temuta; in realtà persiste un'angoscia
quasi permanente nell'individuo, intesa come "ansia
anticipatoria" che l'evento possa ritornare. Per questo
motivo vengono attuati comportamenti più o meno fallimentari
come il tentare di controllare le proprie emozioni o reazioni
fisiologiche (tra queste annoveriamo la fame d'aria, le
tensioni muscolari, i tremori, la mancanza di respirazione
e la tachicardia). In molti casi si cercano persone familiari
che possano aiutare il soggetto a "sopravvivere"
alla situazione angosciosa. In realtà questo comportamento
peggiora la situazione del fobico, in quanto, chi aiuta,
manda due messaggi psicologici: "ti aiuto perché
ti voglio bene", ma anche "ti aiuto perché
sei malato", portando alla cosi detta "profezia
che si auto avvera". In questo senso, in terapia, viene
consigliato di esplicitare questo doppio messaggio che il
fobico riceva senza esserne consapevole.
Infine, molto spesso si attuano comportamenti di fuga e
di evitamento, attraverso i quali si pensa di riacquisire
il controllo della propria vita, ma in realtà si
dà un maggiore potere alla situazione fobica, creando
quindi un circolo vizioso.
Cosa fare dunque? Sebbene ci siano molti libri dispensanti
di consigli più o meno, secondo il mio avviso, fallimentari,
la strada più facile per sconfiggere una fobia è
quella psicoterapica. Oggi sono molti gli approcci efficaci;
primi fra tutti quello strategico e quello cognitivo-comportamentale.
A volte si può associare a questo, una terapia farmacologica
ansiolitica che, bloccando i meccanismi biologici dell'ansia,
è utile per sedare l'ansia anticipatoria. Al di là
di questo, pochi sono i consigli da poter dare. Auspicabile
sarebbe poter agire immediatamente, prima che una fobia
si evolvi o si correli ad altre, ma anche affrontare l'evento
temuto, anche se in modo graduale, sarebbe molto importante.
Un primo passo sembra essere quindi, nella vita di tutti
i giorni, quello di non evitare mai i problemi e di tentare
una riflessione su se stessi e sulle piccole ossessioni
quotidiane tentandone di essere meno precisi. Ciò,
potrebbe essere utile per ostacolare, come si è detto,
un facile passaggio fobico-ossessivo.
dr.ssa
Laura Catalli
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