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Arte come Terapia. Dalla
creatività alla spiritualità
Con ARTETERAPIA s’intende l’uso delle arti (pittura,
scultura, musica, danza, teatro, marionette, costruzione
e narrazione di storie/racconti e così via) e di
altri processi creativi per promuovere la salute e favorire
la guarigione.
È significativo, ma non sorprendente, che questa
“tecnica” sia stata sostanzialmente ideata dai
pazienti stessi e scoperta in seguito solo casualmente,
osservando i benefici che alcune persone traevano dal raccontare
o dipingere le proprie esperienze.
Si racconta di un artista inglese, un certo Adrian Hill,
ricoverato in un sanatorio durante la seconda guerra mondiale,
che, per superare il dolore e l’angoscia, passava
il suo tempo distraendosi con la pittura. Alcuni degenti
cominciarono a seguire il suo esempio e, visti i risultati
positivi, l’ARTETERAPIA venne riconosciuta ufficialmente
negli ospedali inglesi già dal 1946, e successivamente
anche negli Stati Uniti.
Le espressioni artistiche furono oggetto di studio già
da parte di Sigmund Freud, che riteneva la creatività
una grande via di accesso all’inconscio, esattamente
come il sogno e l’associazione verbale. Per C. G.
Jung, esiste in ognuno di noi una memoria universale che
tramanda la storia dell’uomo attraverso gli archetipi,
immagini collettive primordiali come la Nascita, la Morte,
il Potere, la Magia, il Demone, il Vecchio saggio, l’Animale.
Queste immagini trovano una naturale espressione nelle raffigurazioni
artistiche, nelle leggende e nei miti, rivelando la componente
sacra e trascendentale della vita.
È proprio questa componente che si rivela spontaneamente
in tutte le manifestazioni creative dell’uomo. Ogni
essere umano, infatti, è dotato di creatività.
L’ARTETERAPIA aiuta a riscoprire questa grande risorsa
interiore e ad utilizzarla per modificare e migliorare il
proprio percorso di vita.
I campi di applicazione dell’arteterapia sono innumerevoli:
IL DISEGNO E L’ESPRESSIONE GRAFICA permettono di esprimere
con maggiore facilità quello che a volte sembra impossibile
verbalizzare. Non riuscire ad esprimere i propri sentimenti
o scegliere di reprimerli provoca spesso nelle persone uno
stato di costante disagio, che in alcuni casi può
essere dannoso dal punto di vista sia psicologico che fisico.
Le immagini e i disegni - al contrario - possono aiutare
ad esprimere i propri sentimenti e a “vedere”
quello che non è possibile verbalizzare, essendo
liberi dai vincoli del pensiero logico e del linguaggio
sequenziale.
LA SCRITTURA CREATIVA ci permette di scoprire noi stessi,
la nostra percezione del mondo e la percezione che il mondo
ha di noi. È un viaggio di autoscoperta che ci aiuta
a trovare quello che già sappiamo, che ci permette
di staccarci dall’esperienza per esaminarla, di esplorare
situazioni da altri punti di vista, di formarci delle opinioni,
di risolvere problemi, di comunicare intuizioni, di mettere
a confronto idee e di sviluppare l’immaginazione.
LA MUSICOTERAPIA rappresenta una tecnica terapeutica particolarmente
antica, collaudata ed efficace. Basti pensare al suo impiego
nei riti religiosi di numerose culture e al potere da sempre
ad essa attribuito di risanare e guarire. La musica è
una grande stimolatrice di immagini e di emozioni, capace
di produrre influenze fisiologiche evidenti sul ritmo cardiaco,
sul respiro, sulla pressione arteriosa; può essere
sia rilassante che eccitante, riprodurre i suoni della natura
e accompagnarci nella meditazione.
LA DANZATERAPIA aiuta a comunicare col corpo al di là
delle barriere del linguaggio e delle convenzioni, risvegliando
desideri, sentimenti . La danza libera le tensioni e facilita
il contatto interpersonale, suggerendo, al pari della musica
e del canto, una forma di dialogo diretto, universale e
transculturale.
IL TEATROTERAPIA consente di utilizzare la finzione per
mostrare ciò che c’è di più vero
in ognuno di noi. È una forma di comunicazione tra
voce, gesti, espressioni, parole e immagini che crea una
nuova realtà in cui poter giocare, sognare e sperimentare
nuove dimensioni emotive e relazionali. L’identificazione
con i personaggi interpretati può rivelare aspetti
di sé non sempre visibili, aumentando la comprensione
dell’esperienza vissuta.
Queste tecniche possono essere usate per svago e divertimento,
per ridurre l’ansia, per aumentare l’autostima
o sviluppare una migliore consapevolezza di sé.
Tutti possono utilizzarle. Non occorre un particolare grado
di abilità. Tutti disponiamo di fantasia e immaginazione
in grande quantità. Quel che conta è la spontaneità
e la disponibilità a rappresentare la propria esperienza
dandole una forma personale e libera da schemi.
L’arte può motivare più di qualunque
altra cosa. E’ solo producendo un’impronta che
nessun altro potrebbe lasciare che esprimiamo la scintilla
individuale della nostra umanità. Non c’è
dubbio, inoltre, che la reintegrazione dei processi artistici
all’interno di un contesto sociale può favorire
la crescita di una persona sana in una società sana.
Goethe, il grande artista, ha scritto: «Dentro di
noi vivono due spiriti».
La neurofisiologia concorda con questa affermazione, sostenendo
la differente funzione svolta nell’uomo dai due emisferi
cerebrali: quello destro, che sovrintende alla fantasia,
alla creatività e all’intuizione, sede del
linguaggio analogico; quello sinistro, che regola invece
le funzioni cognitive e razionali e che utilizza un linguaggio
digitale.
Il rapporto tra arte e scienza, così come tra arte
e religione, risente della diversa modulazione tra queste
due importanti funzioni conoscitive.
Recentemente, lo scrittore turco, Orhan Pamuk, Premio Nobel
2006 per la Letteratura, in un suo straordinario romanzo
dal titolo “Il mio nome è Rosso”, sullo
sfondo del mondo dell’arte della miniatura della fine
del ‘500, ha descritto così il ruolo dell’arte
nell’educazione etica e religiosa dei popoli:
“Allah ha creato il mondo in primo luogo perché
fosse visto. Poi ci ha dato la parola perché condividessimo
quello che vediamo e parlassimo tra di noi, ma noi dalle
parole abbiamo creato storie e abbiamo creduto che la miniatura
fosse fatta per queste storie. L’arte della miniatura,
invece, è creare direttamente i ricordi di Allah,
è vedere il mondo come lo vede Lui, è una
ricerca da cui si arriva a capire come Allah vede il mondo.....
Il luogo più profondo della miniatura è quello
che appare nel buio di Allah.”
A questo proposito, durante un’interessante conferenza
tenuta nel 2002 presso la Sala dei Concerti di Vicenza,
il prof. Marco Ferrini così si è espresso:
“In Occidente, a partire dall’Ottocento positivista,
è venuta a crearsi quasi una dicotomia tra religione
e creatività, ed anche tra scienza ed arte, come
se queste discipline, che indubbiamente parlano linguaggi
diversi, fossero radicalmente separate, inconciliabili,
incommensurabilmente distanti. Prevale anche oggi la tendenza
a considerare la religione come ripetitiva, immobile, chiusa
in se stessa, mentre l’arte come un processo dinamico,
pulsante, innovativo, tracciando linee di separazione che
sono invece estranee ai concetti di Arte e di Yoga così
come intesi nel mondo culturale vedico.
Nella Tradizione Vedica la vera Arte non prescinde dalla
Spiritualità e la Spiritualità non esclude
l’Arte autentica. L’Arte tradizionale indiana
è veicolo della Spiritualità, la quale è
ritenuta, in ultima analisi, il processo creativo per eccellenza
che impegna il soggetto in una continua, dinamica, mai inesauribile
ricostruzione armonica della propria personalità.
In tale contesto l’Arte non si esaurisce in un effimero
gusto estetico, che non lascia fondamento e che è
destinato a spegnersi, sopraffatto da una miriade di altri
gusti e forme ugualmente evanescenti. Nella drammaturgia,
nella scultura, nella danza o nella musica tradizionale
indiana, l’Arte ha funzione trascendente; la sua creatività
si fonda su di un sublime scopo teleologico: la meditazione,
dhyana, finalizzata alla riscoperta di sé e della
propria relazione con il Divino. L’opera d’arte
nasce dalla meditazione ed induce alla meditazione, al fine
di rendere possibile - all’artista e allo spettatore
- il guado da una “sponda” all’altra,
da un livello di coscienza ad un altro ancora superiore,
dalla percezione della forma alla percezione dell’essenza,
oltre il gioco di apparenze dell’esperienza meramente
sensoriale ed estetica.
L’Arte, dunque, come strumento di riflessione, di
crescita, di auto-superamento. Non svago o diversivo per
sfuggire alla realtà, ma strumento di pensiero elevato
per imparare a comprenderla e a modellarla; non causa di
alienazione ma mezzo di ricongiunzione con la parte più
profonda di sé, per un cammino di vita che possa
dirsi effettivamente libero e creativo.”
L’arte rappresenta, quindi, in quest’ottica,
non solo uno strumento terapeutico importante per superare
momenti di crisi e ritrovare il contatto con la parte più
profonda e creativa di sé, ma si rivela essenziale
anche per favorire l’elevazione della coscienza e
il ricongiungimento con Dio.
dr.ssa
Caterina Carloni
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