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La dipendenza da Internet
Un'introduzione

Articolo pubblicato sul numero di settembre 2006 della rivista “Io sono”

Vi eravate seduti al computer dopo cena solo per controllare la vostra e-mail e in un attimo si sono fatte già le due di notte! Succede di perdere la cognizione del tempo davanti al computer. Internet ha la capacità di assorbirci, distraendoci da ciò che ci circonda, ci porta in un mondo che potenzialmente può soddisfare molti dei nostri desideri. Possiamo esplorare il virtuale, la nuova dimensione collocabile tra la mente e la realtà. Si può comprendere come questa esperienza possa “incastrare” facendo perdere sempre di più il contatto e l’interesse con la realtà. Ma non dobbiamo confondere il fascino della Rete con il Disturbo da dipendenza da Internet: una psicopatologia dovuta all’abuso che mostra sintomi molto simili alla tossicodipendenza.

Il primo a parlare di Internet Addiction Disorder fu lo psichiatra americano Goldberg che evidenziò in maniera provocatoria segni clinici dell’abuso di Internet. Questi sono individuabili nell’irrefrenabile bisogno di trascorrere sempre più tempo in Rete per ottenere soddisfazione e la conseguente mancanza di interesse per tutte le attività che non siano Internet. Si manifestano sintomi di astinenza se si riduce o si sospende la frequentazione on line. C’è la necessità di accedere a Internet sempre più spesso e per periodi più lunghi di quanto si avesse intenzione di fare, con l’impossibilità di interromperne l’uso malgrado la consapevolezza dei problemi che stanno sorgendo a livello fisico, sociale, lavorativo o psicologico.

A favorire questo rischio psicopatologico c’è la possibilità di sperimentare una condizione di onnipotenza e di controllo sulla realtà virtuale che spesso viene confusa con quella reale. È possibile esplorare diversi aspetti di sé (per esempio nelle chat line) e fuggire dalla realtà che magari si vive come insoddisfacente. Si possono sperimentare emozioni nuove e incontrollate, come il cybersesso in una delle sue tante forme, fino a costruirsi una realtà virtuale idealizzata, magari con un’identità che non si riesce a manifestare nella vita reale.

Tutto questo può compromettere gravemente la vita affettiva, lavorativa e sociale della persona, aumentando quell’isolamento che forse si cercava di sconfiggere.

Dott.ssa Alessandra Schiavi

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