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Quando la relazione incontra il
crimine
Parlare di “Normalità” e di
“Limite” non è cosa facile. Questo è dovuto essenzialmente
al fatto che oggi, si è maggiormente consapevoli che non
è possibile osservare la realtà in modo oggettivo, ma che
tutto ciò che vediamo viene filtrato attraverso i nostri
occhi e, conseguentemente, dal momento storico in cui viviamo,
dalla nostra personalità, dal nostro bagaglio familiare
e di coppia, relazionale in genere, professionale e dal
contesto socio-culturale in cui siamo inseriti. Tutto quindi
influenza il nostro modo di essere e di contemplare ciò
che ci è intorno. Così, quello che noi definiamo universalmente
“anormale” o “fuori dal limite” o ciò che è giusto e sano,
è un prodotto meramente soggettivo.
Pensiamo allora al concetto di normalità. In realtà ne
esistono diverse sfaccettature:
Normalità Statistica
Se seguiamo questo tipo di normalità, riterremo “normale”
ciò che fa la maggior parte delle persone. Pensiamo
ad esempio ai comportamenti perversi e a come questi siano
criticabili e criticati oggi dalla società in cui viviamo.
Ma non è sempre stato così! Nell’antica Grecia ad esempio,
erano molto frequenti gli incontri sessuali fra giovani
discepoli e loro maestri; a quel tempo quindi, se si seguiva
la normalità statistica, poteva risultare “anormale” non
intraprendere questo tipo di relazioni.
Normalità Sociale
Collegata alla precedente. Riprendendo l’esempio sopra citato,
oggi diversi sociologi preferiscono parlare più che di perversioni,
di “pervertimento sociale” in quanto il comportamento deviante
viene considerato tale dipendentemente dal contesto sociale
in cui è calato.
Normalità Relazionale
A seconda della relazione la stessa persona può essere considerata
“normale” e successivamente – in un secondo rapporto – “anormale”.
E’ il caso ad esempio di una donna che veniva criticata
dal primo partner perché desiderava avere rapporti sessuali
solo due volte la settimana, mentre dal secondo compagno
veniva chiamata “ninfomane” perché desiderava farlo almeno
due volte la settimana...
Normalità familiare
In questo caso ciò che risulta “normale” in alcune famiglie,
può non esserlo in altre. Pensiamo al diverso modo di scambiarsi
affetto fra genitori e figli in famiglie diverse.
Normalità religiosa
Anche questo indice è molto importante e si ricollega alla
normalità familiare e sociale. Dipendentemente dal tipo
di religione, è molto frequente disapprovare un certo tipo
di comportamento ed accettarne un altro. Pensiamo ad esempio
come nella religione cattolica sia deprecabile la poligamia
mentre sia esaltata l’assenza di promiscuità (elementi che
si riscontrano al contrario in altre religioni).
Normalità come Costrutto Personale
Questo indice di normalità è in realtà il più importante
sebbene sia influenzato dalle normalità precedenti. Verrà
quindi considerato normale o anormale un determinato comportamento
a seconda della nostra visione di vita, di come noi abbiamo
costruito il mondo, del significato che abbiamo attribuito
alle cose, alle persone, alle relazioni...
Noi siamo dell’idea che sia più utile parlare di un comportamento
considerandolo lungo il continuum “sano/patologico” piuttosto
di “normale/anormale”, considerando la pluralità dei fattori
interagenti fra loro ed il sistema di influenze biologiche,
sociologiche e psicologiche che ne determinano lo stato
di benessere, o al contrario di disagio personale e collettivo.
Partendo da questa considerazione, noi riteniamo molto
importante riflettere sul concetto di “normalità” e di “limite”
focalizzandosi sulla relazione.
Ogni relazione esplora i due elementi in maniera del tutto
personale. Pensiamo ad esempio agli abusi psicologici sui
minori o alle violenze non fisiche sulle donne all’interno
del contesto familiare e pensiamo alla difficoltà che ancora
oggi si incontra nella possibilità di denunciare il fatto,
ancor più perché all’interno del proprio spazio di vita:
la famiglia.
Esiste infatti il così detto “numero oscuro”, la quantità
cioè di casi non denunciati, ma che accadono quotidianamente
nelle relazioni affettive ed amorose e che diventano visibili
solamente quando si trasformano in omicidio o in eventi
di cronaca nera. Una cospicua quantità di numero oscuro
si trova all’origine dello Stalking e dei delitti passionali
(relazione fra due coniugi/partner) nei delitti familiari
e negli abusi/maltrattamenti intrafamiliari (relazione fra
un genitore ed un minore, il figlio) infine, nei crimini
sessuali (relazione tra un adulto ed un partner non necessariamente
conosciuto).
A conclusione, riteniamo fondamentale cominciare a guardare
a questi eventi riflettendo sulla impossibilità di definire
una “normalità” sia di se stessi che degli altri e sulla
difficoltà di percepire quando si sta attraversando il “limite”
passando da una modalità relazionale “sana” ad una modalità
relazionale “patologica”.
Dott.ssa Laura Catalli
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