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Il bullismo, ovvero, il
trionfo della prepotenza
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Dall’inglese bullying, il termine bullismo
indica un comportamento che mira consapevolmente
a fare del male, che è persistente- talvolta dura per settimane-,
mesi e perfino anni- e da cui è difficile difendersi.
Occorre fare attenzione, però, a non confondere
il bullismo con i litigi tra coetanei; la differenza è che
un litigio non è né intenzionale, né ripetuto.Secondo
la definizione di Dan Olweus:
"uno studente e' oggetto di azioni
di bullismo, ovvero e' prevaricato o vittimizzato, quando
viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni
offensive messe in atto da parte di uno o di piu' compagni”
(Olweus, 1996).
L’intensità e la qualità dei fenomeni di
prevaricazione puo’ variare a seconda della classe di provenienza,
del sesso, del luogo e del tipo di supervisione operata
dall’adulto.
Il bullismo puo' essere considerato una
sottocategoria del comportamento aggressivo, con alcune
caratteristiche distintive: l'intenzionalita' (mira deliberatamente
a ferire, offendere, arrecare danno o disagio), la persistenza
nel tempo, l'asimmetria di potere (nella relazione, il bullo
e' piu' forte e la vittima e' piu' debole e spesso incapace
di difendersi). Può inoltre assumere forme differenti: fisiche,
verbali, indirette
Ma chi è il
bullo?
La definizione di bullo in Italia ha un'accezione
che stempera la gravità della violenza e non necessariamente
prevarica gli altri, anzi spesso il termine "bullo,
bulletto" ha un'accezione positiva. E' però necessario
mettere da parte questo significato per comprendere il problema:
il bullo e' un ragazzo o una ragazza che compie degli atti
di prepotenza verso un proprio pari sfruttando il fatto
di essergli in qualche modo superiore. Ciò che caratterizza
i bulli è un modulo comportamentale reattivo aggressivo
associato alla forza fisica (se sono maschi), un forte bisogno
di dominare e sottomettere gli altri, una spiccata impulsività
unita alla difficoltà ad accettare le regole. Il bullo è
inoltre capace di tirarsi fuori dalle situazioni difficili
con abilità e viene sempre sostenuto da qualche coetaneo.Il
rendimento scolastico e' vario ma tende ad abbassarsi con
l'aumentare dell'età e, parallelamente a questa, si manifesta
un atteggiamento negativo verso la scuola.
Le vittime prescelte sono quasi
sempre bambini e ragazzi tranquilli, riservati, sensibili,
spesso è presente una scarsa autostima e un'opinione negativa
di sè; in genere sono ansiose e insicure. Sono le vittime
definite passive o sottomesse, che segnalano agli altri
l'incapacità, l'impossibilità o difficoltà di reagire di
fronte ai soprusi.
Esiste, tuttavia, un altro gruppo di vittime:
le vittime provocatrici, caratterizzate da una combinazione
di modalità di reazione ansiose e aggressive.
Il bullismo è anche un fenomeno di gruppo;
nella vita di gruppo esistono sempre delle dinamiche di
appartenenza e di esclusione, che tra bambini e ragazzi
emergono in modo particolarmente forte. Chi è fuori, è fuori
per sempre e chi è dentro non si limita ad emarginare la
vittima, ma si accanisce contro di essa.Il bullo non agisce
da solo: alcuni compagni svolgono un ruolo di rinforzo,
altri formano un pubblico che incita e sostiene, altri ancora
si disinteressano a quello che accade, non manca poi chi
tenta di opporsi alle prepotenze per proteggere la vittima.
Il bullismo è quindi un fenomeno
molto grave che presenta forti conseguenze sia per le vittime
che per i prepotenti.
Gli studi longitudinali, già messi in atto
da Olweus e altri, rivelano che chi rimane a lungo nel ruolo
di prepotente corre più rischi di altri di entrare in quella
escalation di violenza che va da piccoli episodi di vandalismo,
furti, piccola criminalità, fino a incorrere in problemi
seri con la legge.
Questi ragazzi hanno quindi più probabilità da adulti di
venire condannati per comportamenti antisociali.
Chi invece ha sperimentato a lungo il ruolo
di vittima potrà avere pesanti conseguenze a livello dell’autostima
("non valgo nulla", "non sono capace di far
nulla", "gli altri ce l'hanno tutti con me")
e sviluppare forme di depressione che possono aggravarsi
sempre di più. Le vittime sono inoltre a rischio di abbandono
scolastico.
Per tutto questo è importante intervenireattraverso
il coinvolgimento di tutti i soggetti collegati in modo
diretto e indiretto a questa forma di prevaricazione che
contribuisce ad accentuare le difficoltà di crescita dei
giovani.
In questo la scuola può avere un ruolo
centrale sia a livello preventivo, aiutando il bambini e
ragazzi ad avere una buona sicurezza, attraverso la valorizzazione
e l'apprezzamento delle qualità positive personaliela promozione
di comportamenti di alleanza e solidarietà tra i compagni,
sia a livello di denuncia del fenomeno laddove si sia manifestato,
attraverso l’acquisizione della capacità di riconoscerlo
e l’abbandono di quei comportamenti di conformismo che lo
perpetuano e lo stabilizzano nel tempo
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